Il modello della mutazione non è debole. Guardiamo alla biologia. Ci sono tanti tipi di mutazione:
le mutazioni puntuali (point mutations), che sono le prime che in genere vengono in mente. Ma ci sono
anche quelle cromosomiche, le inversioni, i crossing over (che tecnicamente non sono vere mutazioni),
ci sono processi di duplicazione dei cromosomi, o di separazione ulteriore dei cromosomi duplicati,eccetera.
Ci sono moltissime mutazioni, alcune molto forti nel modificare i geni, altre meno. Per esempio, un testo
come il susuki, oppure un’introduzione alla genetica, o qualcosa del genere: a leggerli, si rimane sbalorditi
dalla quantità di mutazioni possibili inerenti al testo stesso.
Bisognerebbe leggere David Hull, un grande esperto di biologia e di memetica, molto chiaro nelle definizioni. *.
Per quanto riguarda la velocità di diffusione delle idee, prima di tutto c’è da dire che i memi non sono
solo idee. Poi bisogna dire che la domanda è ambigua: non è la stessa cosa parlare di memi che si diffondono
e di memi che cambiano velocemente. Nelle popolazioni di batteri, i geni possono diffondersi molto velocemente
da singoli batteri ad altri, per esempio attraverso i plasmidi (piccole parti di DNA a forma circolare,
che non hanno nessuna funzione diretta nella mitosi). Allo stesso modo i virus si diffondono molto
velocemente in una popolazione ospite. L’analogia quindi è chiara. Mentre per i memi che cambiano
velocemente, si può dire che sono proprio ciò che voi intendete per tipi di mutazione. Le idee si
possono unificare in complessi, replicandosi da individuo a individuo.
E’ questa l’idea di meme. Ma
i memi si possono mescolare con altri memi, nel cervello, per qualche motivo, o senza motivo evidente.
E’ chiaro che i meccanismi in atto tra i memi sono diversi da quelli del riconoscimento genetico.
Per certi versi, questi meccanismi sono fondamentali. questo è chiaro. Ma se questo è un processo
pi vasto, o se i memi vengono alterati pi radicalmente dei geni, questo non lo sappiamo. Non possiamo
misurare due processi così diversi tra di loro nei meccanismi. Specialmente dal momento che sappiamo
così poco sul modo in cui le idee vengono elaborate nel cervello (il problema corpo-mente).
Che l’intenzione giochi un ruolo nella trasmissione delle idee, direi di sì, ma la domanda
è strana. Perché non mi domandate che cosa sono le intenzioni, che cos’è il libero arbitrio.
Ci sono intere biblioteche su questo tema. A parte il fatto che i memi non sono solo idee, comunque
è vero, le idee possono essere rielaborate dal pensiero intenzionale, ma possono esserlo anche
per processi inconsci. Per esempio, per lo più non sappiamo come facciamo ad accorgerci
immediatamente che certe idee non vanno associate
l’una all’altra. Non sappiamo cioè come
funzionano esattamente i processi creativi. Dovremmo chiamarli intenzionali? Un altro esempio:
noi scegliamo se una cosa che vediamo è buona o cattiva? Scegliamo veramente ciò che riteniamo
sia ‘giusto’, o ‘moralmente buono’? Credo che in realtà non abbiamo molta scelta.
Sembra che ciò che vediamo buono, lo replichiamo dai nostri genitori, o dai libri.
La dicotomia buono-cattivo, non la pensiamo in realtà, semplicemente la vediamo.
Perché usiamo una dicotomia, e non una tricotomia? Non scegliamo, ma replichiamo.
E continuiamo a fare così soprattutto perché non vediamo che potremmo scegliere.
Allora, le intenzioni hanno un ruolo nell’evoluzione memetica? Sì, ma non così spesso.
E’ impossibile che le intenzioni assumano un ruolo dove di solito non ne hanno? Forse
non è impossibile, ma questo non accade mai, per quanto ne sappia. Comunque, il fatto che
i memi si trasmettano naturalmente, insieme ad altri elementi, attraverso il cervello,
non deve indurre a credere che noi abbiamo automaticamente un’influenza intenzionale su
ciò che trasmettono i nostri cervelli. Le attività del cervello non sono sempre intenzionali.
Domanda 4:
Che tipo di entità sono i memi? Sono entità materiali che entrano nel cervello? Se c’è qualcosa fuori della mente (ma questo non è scientificamente verificabile), come possono i memi entrare nella mente?
Risposta:
Sì, credo che i memi siano entità materiali. Almeno credo, perché non so esattamente come i pensieri
in generale siano collocati nel cervello, se in modelli o in strutture materiali. Questo non lo sa nessuno.
I memi sono in qualche modo materiali, ci deve essere cioè un modo in cui i memi, come qualunque altro
pensiero, o ricordo, eccetera, vengono immagazzinati nel cervello. Poi gli si dà un significato, nel
senso che vengono connessi a un ambiente di altri pensieri, o almeno di concetti che rendono significativi
i memi come idee.
Se i memi sono modelli comportamentali che vengono appresi, senza che ci sia bisogno di una traduzione in
parole, l’immagazzinaggio potrebbe essere diverso, ma non c’è niente di certo su questo punto.
Una cosa però è sicura: i modelli comportamentali vengono replicati attraverso processi di apprendimento
che vanno da genitore a figlio. Se si insegna a un bambino a non essere maleducato, gli si sta
insegnando un meme. Se per farlo si usano spiegazioni, allora si ha bisogno di parole e quindi di
idee che aiutano il processo replicatore; se invece gli si dà uno schiaffone, come si fa per ammaestrare
i cani (ma non ho nessuna intenzione di dire che si deve fare così), allora non c’è bisogno di idee e questo
avviene senza parole-memi, è un semplice condizionamento.
In questo senso i memi non sono solo un modo di comprensione, ma sono entità materiali (se si includono
tra le entità materiali i modelli), che sono reali nel senso biologico del termine. Ma qui nasce la questione
se i memi siano solo questo. Io penso di no. Descrivere i memi è semplicemente un metodo di comprensione,
come nella biologia, come in qualunque altra teoria; ma la teoria dei memi - o le teorie dei memi -
è anche un modo per strutturare i fenomeni nella mente degli scienziati o di chi pensa per teorie.
Le due ipotesi non si escludono a vicenda.
Domanda 5:
I memi si imprimono nei cervelli? Se è così, la loro diffusione non è intenzionale?
Risposta:
I memi entrano nella mente allo stesso modo in cui entrano nella mente i suoni o la luce. Come?
questo nessuno lo sa. La questione è rilevante in ogni caso, ma non credo ci sia ancora una risposta.
Il mio lavoro consiste nel capire non come i memi entrino nella mente (cioè attraverso i sensi),
ma come vengono tradotti in comprensione. Come sappiamo che cosa significa il suono? Come interpretiamo
i light patterns, quando un leone ci sta attaccando? Come sappiamo che c’è un leone, se qualcuno ce
lo dice? Come facciamo a capire le parole di avvertimento e ci teniamo all’erta, anche se non vediamo
il leone in quel momento?
Non lo sappiamo. Sappiamo però che possiamo capirlo e che ci dev’essere un modo perché questa
comprensione avvenga.
Questo basta a implicare l’intenzione? In generale, esageriamo sul ruolo delle intenzioni.
Se vediamo il leone senza sapere che c’era, e vediamo che noi eravamo pericolosamente vicino a lui,
ci spaventiamo innmediatamente e il ricordo dello spavento ci accompagnerà per un po’; il cervello
quindi sembra pronto a memorizzare certi avvenimenti piuttosto che altri. Ma i memi si imprimono
effettivamente nel cervello? Credo di no. Si imprimono perchè noi interagiamo con altri individui,
e siamo sensibili alla loro influenza. Ma i memi di per sé sono semplicemente là, più o meno replicati,
a seconda dei processi di replica in cui siamo coinvolti. Questo significa che noi replichiamo sempre
intenzionalmente? Io penso di no.
(tr.di B.Antomarini)
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